La fine del mondo dei Megaliti

Le ragioni che hanno portato alla dissoluzione di un sistema forte e radicato che ha espresso il fenomeno delle statue menhir, seppur in aree ben delimitate come il Sarcidano, il Grighine e il Mandrolisài, è da ricercarsi in un ulteriore mutamento del sistema economico e geopolitico, determinato dall’avvento di nuove tecnologie nel campo della metallurgia, con il bronzo, e l’affacciarsi, con esso di nuove classi dominanti. Il risultato è l’abbandono del culto degli ”Dei di Pietra”, quasi il ripudio verso la religione passata testimoniato dalla violazione degli antichi sacrari e la conseguente distruzione degli idoli.
Fine-megaliti

Mentre a Laconi la ricerca consegnava nuovi dati alla conoscenze del megalitismo, a Nurallào si scava la tomba di Giganti di Aiòdda (1979). Nelle strutture murarie sono presenti, in chiaro stato di riuso, diversi tronconi di statue menhir con i simboli caratteristici del capovolto e del pugnale. Appena successivamente il Prof. Atzeni individua un gruppo di cinque tronconi di statue menhir nel nuraghe Orrubiu, a Laconi, tre delle quali incorporate nelle strutture di base della costruzione. Identica situazione si riscontra nel Nuraghe Arasseda ad Allai, dal quale nuraghe provengono una serie di statue spezzate. Ma il documento più prezioso sul terminus culturale delle statue menhir è dato dallo scavo della tomba megalitica di Murisiddi a Isili, la quale struttura riutilizza frammenti di statue deliberatamente spezzate. Il contesto culturale e il corredo funerario riportano alle origini dell’Età del Bronzo Antico( 2.300-2.000 a.C.). A questo punto si può affermare che il mondo degli eroi di pietra si sviluppa in un arco di tempo compreso tra il 2.700 e il 2.200 a.C., all’alba della Civiltà Nuragica.