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Lunedì 24 Settembre 2012

Workshop: Statue menhir e Megalitismo Dolmenico nel Mediterraneo e nell'Europa Continentale

Laconi - 25 e 26 Settembre 2012

 

L'UNIONE SARDA.it

Domenica 19 Dicembre 2010

Laconi, aperta la casa dei menhir sardi

L'annuncio del sindaco: presto i laboratori a disposizione degli studenti di tutta Europa
Nel palazzo Aymerich il museo delle statue preistoriche

Quarantuno anni fa nelle campagne di Laconi, grazie alle indicazioni di un cacciatore, venne trovata la prima statua in pietra con sembianze umane. Un menhir che avviò lo studio sulla statuaria preistorica in Sardegna. Da ieri nello stesso paese c'è il primo museo regionale che racconta questo fenomeno culturale e sociale. Quel primo ritrovamento fu opera dell'archeologo Enrico Atzeni, che ieri era presente al taglio del nastro come direttore scientifico della nuova esposizione. «Questa riaffiorante realtà di dei e uomini di pietra testimonia il progresso di una civiltà di millenni di anni fa». MENHIR La nuova casa dei menhir della Sardegna è il palazzo Aymerich, ristrutturato dal Comune. Adesso ci sono le pietre ritrovate nel territorio ed ospitate per 14 anni nelle vecchie carceri, sotto il Municipio. «Ma anche i menhir di Villa Sant'Antonio, Samugheo ed Allai - ha annunciato il sindaco Paolo Pisu - Nei prossimi mesi arriveranno quelli di Isili, Ruinas e Genoni». IL PROGETTO «È la sfida della cultura lanciata dalle zone interne - ha proseguito il primo cittadino - ma il palazzo Aymerich sarà molto di più. Un museo vivo con laboratori e stage per studenti e laureati di tutta Europa. Uno spazio adeguato per un salto di qualità che aspettavamo da tempo». LE SALE In quelle dal piano terra al secondo piano il racconto della «spiritualità dei sardi precedente alla civiltà nuragica - ha aggiunto il direttore del museo Giorgio Murru - uno spazio nel quale tutti i territori sardi si devono sentire rappresentati». Non sono mancati gli appelli alla Regione per maggiori risorse per la cultura. «Il nostro sostegno non verrà meno anche se occorre ragionare sulla spesa pubblica ed evitare finanziamenti a progetti non validi», ha risposto l'assessore regionale alla Cultura Sergio Milia.
ANTONIO PINTORI

L'UNIONE SARDA.it

Venerdì 10 Dicembre 2010

Laconi, un palazzo per le anime di pietra

I menhir di 5000 anni fa nella casa dei marchesi Aymerich

LACONI La nuova casa delle anime di pietra è un elegante palazzo neoclassico, un tempo dimora dei marchesi Aymerich, con la carta da parati della tappezzeria francese Dufour, due corti interne, spettacolare finestra sul paese di Sant'Ignazio, sulla Giara, sulla verdissima valle che porta alla piana e al golfo di Oristano. Le anime sono imprigionate dentro blocchi in trachite, uomini-divinità che pesano anche 15-20 quintali. Gli operai dell'impresa Casula le sollevano con una piccola gru, le adagiano per terra, le sistemano su una colata di gesso con la delicatezza che si riserva a una straordinaria opera d'arte di cinquemila anni fa, quando nelle campagne di Laconi si compì una rivoluzione: quella dell'uomo agricoltore-allevatore-cacciatore che cominciò a allineare le grandi pietre per seguire i cicli lunari in funzione delle semine. In quel momento e per la prima volta rappresentò se stesso nei menhir (parola bretone che indica una pietra lunga), celebrando così il suo trionfo. Quell'uomo non era solo. Nello stesso periodo dalla Bretagna al Caucaso altre genti sollevavano pesanti monoliti, li scolpivano e vi tracciavano dei segni: era una civiltà omogenea, europea, tutta occidentale, e anche la piccola Sardegna faceva parte di questo mondo. Genna Arrele, Cirquittus, Perda Iddocca - Stonehenge di casa nostra - collegate con i circoli megalitici del resto d'Europa, molti anni prima che sorgessero i nuraghi. CULTO EUROPEO DELLE PIETRE FITTE Le grandi sale del palazzo con la facciata in trachite progettato dall'architetto Gaetano Cima a metà dell'Ottocento sono un cantiere. Giulio Melosu e Antonino Frongia guidano le operazioni del trasloco dei menhir: «Sono uno diverso dall'altro, bisogna prestare molta attenzione». I giovani della società che gestisce il Museo civico - Luca, Mariano, Linetta, Annarita, Marianna - sistemano il piazzale e lo ripuliscono dalle foglie. «Ce la faremo per il 18?», chiede qualcuno sulla porta d'ingresso del palazzo che si affaccia su piazza Marconi. Giorgio Murru rassicura tutti. L'archeologo, direttore del Museo delle Statue menhir, sta spendendo ogni energia per la buona riuscita dell'avvenimento, al quale ha dedicato anni di studio e ricerca. Un'impresa che sarà coronata il 18 dicembre: tra una settimana, Laconi, città di santi tra le pietre fitte, inaugurerà il Museo della Statuaria preistorica della Sardegna, la più grande e completa esposizione europea dedicata ai menhir. Sessanta sculture saranno esposte tra il piano terra e il primo piano della casa dei marchesi, acquistata e restaurata dal Comune, che ha fortemente voluto l'iniziativa (supervisione del ministero dei Beni culturali con la soprintendenza di Sassari e Nuoro). Quaranta sono in arrivo dal vecchio museo, ospitato finora nel piano basso del Municipio, dove un tempo si trovavano le carceri, altre venti saranno portate da Isili, Nurallao, Genoni, Ruinas, Villa Sant'Antonio, Allai, Samugheo. IL PAESE DEI SANTI Laconi - piccola Assisi del Sarcidano che ospita il convento dei francescani e la casa natale di Sant'Ignazio, su santixeddu entrato nei cuori dei cagliaritani - racconterà chi erano i sardi che cinquemila anni fa abitavano questa terra luogo dell'anima e di misticismo. Celebrerà un popolo che non sapeva scrivere ma scrutava il cielo, e con l'aiuto delle pietre allineate o in circolo individuava il momento propizio per le semine. Il museo sarà la casa degli antenati. «Diventerà la casa dei sardi - spiega l'archeologo Murru - I menhir testimoniano l'impresa di quegli uomini che cominciarono a rappresentare se stessi, trasformando il capo, l'eroe in divinità, mettendo in secondo piano la Dea madre. Sarà il più importante museo a livello mediterraneo ed europeo per la qualità delle sculture esposte e perché qui è presentata l'evoluzione delle pietre, prima semplicemente sbozzate, poi con una chiara raffigurazione umana, sia maschile sia femminile. I visitatori potranno capire che il mondo dei sardi cominciò molto prima dei nuraghi ed è un mondo altrettanto straordinario». Nella prima sala, all'ingresso, è stato sistemato un gruppo di menhir, il primo scoperto nel 1969 a Genna Arrele da un cacciatore e segnalato all'archeologo Enrico Atzeni. Sono poggiati su grandi piedistalli in acciaio, a circa un metro d'altezza, un modo per rendere merito agli artisti della preistoria e ai giganti in pietra, che venivano estratti da due cave di trachite - Mind'e Putzu e Conca Zerfalius - distanti anche due chilometri dai luoghi di insediamento. Mattoni, pietre e gesso li sostengono, mentre la terra è stata messa in superficie, per ricordare che la loro casa originaria era la campagna del Sarcidano. In un'altra sala c'è un vero affollamento di menhir, una specie di foresta. «Ho voluto creare questo senso di pieno, di bosco, perché anche questo era il messaggio che ci hanno trasmesso. A Pranu Maore, vicino a una tomba, ce n'erano tanti. Come dire: ci siamo», spiega Giorgio Murru, allievo di Giovanni Lilliu, che riveste anche il compito di cooordinatore scientifico della Fondazione Barumini sistema cultura. SIMBOLI E MISTERI Nella sala cinque si resta incantati davanti a un'altra statua di Pranu Maore (due metri e venti di altezza), ai segni lasciati con rudimentali attrezzi di pietra sul duro blocco in trachite: gli occhi, l'uomo capovolto (che indica il trapasso verso l'aldilà), il pugnale, simbolo di rango. Le luci ben indirizzate aiuteranno i visitatori a capire quei simboli, che spiegano i misteri delle sculture di Laconi. Quella pietra gigante lavorata dall'uomo vuole ricordare che lì era sepolto un capo, un eroe, elevato a divinità. Dice anche che la civiltà dei metalli stava cambiando il mondo, che le armi scolpite (simili a quelle ritrovate nei corredi funerari) rappresentavano la forza, il potere. Dice infine che quell'agricoltore-pastore preistorico sapeva disegnare, come indicano le braccia che si trasformano in compiute forme geometriche.
LELLO CARAVANO